storie / corsivi
>>>
racconti di persone, polemiche ad personam
9 marzo 2004
Otto marzo 2004: le donne straperdono o stravincono?
A me sembra che nelle tante celebrazioni, canoniche e non, di questo Otto marzo – intanto: auguri a tutte da DeA – ci siano molte contraddizioni. O meglio, delle doppie verità. Che però non si combinano. E anzi, non si incontrano nemmeno. Il Presidente della Repubblica si preoccupa
> continua

24 febbraio 2004
Lettera al mio amico dagli occhi gialli
Carissimo Puck,
la mia mamma adottiva mi ha detto che, qualche giorno fa, hai preferito andare nei Campi Elisi, dove l’amore è perenne e dove il dolore e la sofferenza non hanno diritto di entrare.
> continua

17 febbraio 2004
Una lacrima per il corpo di Pantani
Al "mare d'inverno" è dedicata la più bella canzone di Enrico Ruggeri, resa immortale dalla voce naturalmente disperata di Loredana Bertè
>
continua

15 gennaio 2004
Laragazza
del quaderno

La sede dei Cobas era gelida. Come al solito. Confesso però che il clima di smantellamento ha sempre attratto i militanti. Senza distinzione di sesso. Penso che la metafora sia appropriata alla condizione di chi fa politica non istituzionale. Una condizione da rivoluzionari veri. Magari iniziata per sfuggire alle perfidie dell’Ochrànka
> continua

5 dicembre 2003
Tra nostalgia e modernità
L'insostenibilità di chiamarsi Mussolini
Ha deciso per la “Libertà di azione”, Alessandra Mussolini. Questo il nome dell’associazione che ha deciso di fondare

>
continua

23 novembre 2003
Il nome di Laura e la sua libertà
Ringrazio innanzi tutto la famiglia Ingrao per avermi chiesto di essere qui oggi.
Io, che sono di un’altra generazione rispetto a Laura e a tanti di voi , ho scelto di provare a fare un raffronto
.
> continua

20 novembre 2003
Gita alle Cinqueterre
Dal racconto del Padre, di una precisione impressionante, anche se vi risuonano tremiti di commozione, ho compreso che escludeva qualsiasi traccia di inquietudine
> continua

17 novembre 2003
Caro Guerri, ma che c'entrano feti
e "marroncini" con il voto agli immigrati?
Su “Il Giornale” di sabato 8 novembre Giordano Bruno Guerri scrive un commento sulla proposta Fini del voto agli immigrati
> continua

25 settembre 2003
Le critiche di Gisele Halimi contro Badinter
e l'associazione "nè puttane nè sottomesse"
13 settembre alla Courneuve.
Il nome - Courneuve - é ricorrente nella cronaca nera dei quotidiani francesi
> continua

3 agosto 2003
La tentazione del silenzio
sulla morte di Marie Trintignant
Marie Trintignant è morta. Un edema cerebrale provocato dalla lite con il suo compagno
.> continua

20 luglio 2003
Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton
I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton
> continua

9 giugno 2003
Don DeLillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
> continua

11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
> continua

13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
> continua

30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
> continua

20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
> continua


> 10 marzo 2004


Ecco le Italiane
Una storia fatta di storie


Un secolo di Italiane con qualche assenza
Un buon lavoro. Soldi (pubblici) ben spesi. A cominciare dal titolo: Italiane.
Di storia delle donne se n'è scritta molto. Non solo all'estero: in Francia, negli Stati Uniti. Anche in Italia. Un tempo (anni Ottanta) esisteva una rivista - Memoria - che di questo si occupava. Oggi la Società delle Storiche tiene viva quella memoria e quella ricerca. E la ministra Stefania Prestigiacomo ha avuto l'intelligenza di affidarsi a quel sapere, di non escluderlo, come purtroppo - questo sì, solo in Italia - accade spesso. Mi riferisco al sapere del femminismo: delle femministe, certo; ma anche di quelle donne e quegli uomini che con il femminismo hanno condiviso e condividono la curiosità, l'interesse, quando non la passione del e per il sesso femminile.
Così, Italiane è il frutto di una collaborazione tra una istituzione (anzi due: oltre al Dipartimento per le Pari Opportunità, c'è anche quello per l'Informazione e l'Editoria) un comitato scientifico - Marina Caffiero, Marina D'Amelia, Annamaria Isastia, Giovanna Fiume - e moltissime collaboratrici, collaboratori che scrivono di una pittrice, una creatrice di moda, una staffetta partigiana, una santa. A curare, coordinare il tutto, Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia. Risultato: 900 pagine circa, tre volumi (verranno allegati, uno per volta, ai quotidiani, a cominciare dall'8 marzo) da tenere in casa, consultare, leggere. Pezzi brevi, leggibili: veri e propri ritratti pieni di notizie, aneddoti, date.
Una storia fatta di storie. "Sai che novità?", si potrebbe obiettare, ricordando, appunto, i fiumi d'inchiostro scritti attorno a una storia che ha avuto bisogno - ma quando non è così? - di volontà politica per essere scritta, trovata, valorizzata.
E invece la novità c'è. E s'impone persino oltre le parole della giovane ministra che descrive quella delle donne come una storia da "lato oscuro". S'impone per la sapienza delle curatrici, delle collaboratrici, collaboratori. Ma, forse, s'impone anche perché raccontare la vicenda umana femminile - e le storie di cui si compone - come se si trattasse di un "secondo sesso" diventa sempre più difficile, stridente, lontano da una realtà che stenta a rappresentarsi nella forma di una divisione di ruoli, compiti, mondi tra il guerriero e il suo riposo, la comunità e la sua ironia.
Italiane è lavoro contemporaneo: attraversato, cioè, dalla fine di quel mondo separato. Il mondo è uno, i sessi sono due. E le quasi 250 Italiane appartengono alla storia di tutti. E di tutte.
Assenze, mancanze ce ne sono, certo. Io trovo strana quella di Rossana Rossanda. Altre, altri ne lamenteranno altre. Forse, però, importa poco. Perché alle assenze, alle mancanze, come agli errori (compresi quelli tipografici) si può rimediare. Non è (anche) questo lavoro a rendere la storia presente, contemporanea?

Franca Chiaromonte

Post Scriptum

Ho scritto questa recensione prima delle polemiche sollevate sull'Unità. Ma non sento il bisogno di modificare il mio giudizio su "Italiane". Voglio sottolineare, invece, la difficoltà a considerare la storia della presenza e della libertà delle donne come una vicenda - grande o piccola che sia - a se stante. Non derivata o derivante dalla storia della sinistra, del movimento operaio, di quello studentesco, sessantottino…e chi più ne ha più ne metta. Il dolore e lo sconcerto della lettrice dell'Unità di fronte alla scoperta della presenza di Rachele Mussolini e Claretta Petacci tra i ritratti, infatti, non mi pare conseguenza della solita "faziosità" della sinistra e, in particolare, dell'Unità, ma di un problema, come si dice, più generale, profondo: l'impossibilità di scindere il cammino delle donne da quello della sinistra e delle sue battaglie. Ora, se è vero che la sinistra ha molti meriti (anche qualche demerito, però), nei confronti delle donne, è anche vero che identificare le due vicende è perlomeno (questo sì) antistorico. Infatti, non di storia si sta parlando, ma di interpretazione. Della difficoltà (resistenza?) a interpretare, dare parole e senso all'autonoma, libera - ma sì, anche separata - vicenda femminile.




Sinistra e liberta' femminile

(questo testo, uscito sul “Riformista“ del 16 marzo 2004, si riferisce alla discussione sorta dopo un articolo del giornalista dell'Unità Vincenzo Vasile, un articolo sul "Riformista", e la lettera di Vasile che replicava a quell'articolo)

Poiché sono una “tra i tanti amici e le tante amiche della sinistra – storici e giornalisti – che figurano nell’elenco degli autori“ di “Italiane“, i tre volumi voluti dal ministero per le Pari Opportunità, provo a rispondere a Vincenzo Vasile sul perché difendo quest’operazione e non la considero “così vergognosa“.
La considero piuttosto un modo, uno dei modi, per misurare la strada – incredibile – percorsa dalle donne di questo Paese. Uno dei modi per descrivere il viaggio verso la libertà compiuto dalle italiane.
Non mi sarebbe piaciuto (nonostante qualche accento della ministra Prestigiacomo mi risuona troppo enfatico) un dizionario “a gloria delle donne“. Che ne escludesse le immagini negative.
E’ al contrario la cultura (occidentale? mediterranea? cattolica? di sinistra?) che ha lavorato a astrarre un sesso e un’immagine - l’immagine femminile - da ogni rapporto con la realtà.
Ci sarebbero “le donne“, prese in blocco come madri, mogli, sorelle. E salvatrici, conciliatrici, mediatrici. E pacifiste, non violente, vittime sacrificali.
Invece le cose non stanno così.
Invece incontriamo, dietro i miti e gli stereotipi, donne violente, guerrafondaie, ingiuste. Merito del femminismo (come ha scritto Franca Chiaromonte nella sua recensione) aver preteso questo riconoscimento. Contro la negazione dell’esistenza di un sesso.
Ecco la libertà femminile.
Qui sta il contrasto con Vasile. Sul senso che lui e io – lui “revisionista“ io “femminista“ - diamo alla libertà.
Ci sarebbe pure da discutere – preferisco comunque demandarlo agli studiosi - sull’hegeliano “fardello della storia“ che pesa su noi italiani. Pesa tanto da farci oscillare tra ottimismo retorico (delle pompose riconciliazioni) e memoria politicamente corretta (pronta sempre a espungere dalla storia la sua parte oscura).
Infine, potrebbe sorgere la domanda se sia giusto per “i tanti amici e le tante amiche della sinistra“ partecipare a un progetto caldeggiato da un ministero del centro-destra? Rispondo per me. E dico di sì, perché è un progetto contro l’oblio della presenza femminile. L’obiezione riguarda piuttosto il ministero delle Pari Opportunità che non mi ha mai convinta. Fin dalla sua nascita. Tuttavia, non posso caricare sulle spalle del centro-destra anche questa colpa, visto che, a tenere a battesimo quel ministero, c’era il centro-sinistra
.

Letizia Paolozzi




Nè puttane nè madonne
nel "lato oscuro della luna"


Ho sfogliato il primo dei tre volumi di cui si compone Italiane, l'opera che il Ministero per le Pari Opportunità ha concepito come dono alle rappresentanti di quello che - nell'agghindato linguaggio del Ministro Prestigiacomo - resta il "lato oscuro" della luna: vale a dire le donne. Le edicole distribuivano infatti gratuitamente il volume solo alle acquirenti di almeno un giornale, nel giorno fatidico (ormai quasi soltanto per fioristi e ristoratori) dell'8 marzo. Ma tant'è, proprio il femminismo - movimento cui mi onoro di aver fatto parte - ci ha familiarizzate con il dispositivo politico del rovesciamento di uno stigma: di qui il rosa, i fiori, gli infantili girotondi, e gli sberleffi di un femminile esibito fino al paradosso nelle manifestazioni d'antan.
Le rappresentanti del "lato oscuro della luna" sono maestre nel brandire i segni di una subordinazione per attaccare l'avversario, ed oggi si sono dimostrate all'altezza di una tradizione consolidata. Abbiamo così questa galleria di ritratti e ritrattini che, afferrando con baldanza la presunta marginalità di un genere - la biografia - tanto spesso bollato come "minore", inanella una serie di racconti capaci, talora, di trasformarsi in veri e propri incontri.
Non essendo una specialista di storie di donne (privilegiando la rivista di cui ho fatto parte, Memoria, la storia delle donne come interrogazione posta agli studi storici ) ho seguito il mio diletto, sondando le pagine scritte sulle più inaspettate tra le italiane prescelte. Ho così scoperto - ad esempio - il ruolo giocato da Lina Cavalieri in una importante branca dell'industria italiana. Ci narra infatti, Alessandro Quarta che fu per inseguire la famosa chanteuse, che Davide Campari, erede del creatore dell'aperitivo, si mise girare il mondo, gettando così le basi di quello che ancor oggi resta uno dei più internazionali tra i miti italiani.
Ho poi davvero condiviso il rilievo conferito ad aspetti meno noti di una tradizione ( spesso consegnata dal mainstream storiografico maschile e femminile ad una esclusiva chiave laica) come il riformismo milanese, che spazia - si sa - dall'Umanitaria, e dalla Camera del Lavoro in mattoni rossi di cui ancora ci abbaglia la maestosità, alle Mariuccine e all'Unione femminile, capace a suo tempo di far recitare la Duse nel teatro allestito presso la sede che ancora oggi le appartiene. Scoviamo infatti, nelle pagine dedicate da Lucetta Scaraffia ad Alessandra Ravizza, il rovescio urbano di una realtà - il lavoro di cura come testimonianza di santità - di cui anche al nord è stato molto più divulgato il legame con gli ambienti rurali.
Così, fa impressione trovare Francesca Cabrini, la contadina che ha ispirato la figura di Emilia nel pasolianiano "Teorema", inserita in un respiro così ampio, da consentirne una configurazione in termini di prima santa "globale". Veramente la diversità dei punti di vista spicca anche nell'interpretare fatti così eternamente umani e antropologici come il carisma…
Tirando le fila di una spigolatura tra materiali che (si sarà, spero, capito) mi paiono assai più ricchi e complessi di quanto fin qui rilevato, penso che ci sia un punto da rimarcare. Ben lungi dal meravigliarmi per le inclusioni e le esclusioni operate (annoiandomi mortalmente l'eterno meccanismo del "chi c'è chi non c'è"), trovo invece sorprendente soprattutto una cosa. Il fatto che da una sede così ufficiale e così (si penserebbe) conservatrice, come un Ministero guidato da un'esponente della destra oggi al governo, provenga un'opera che (da un certo punto di vista) rappresenta la traduzione davvero fedele di un antico slogan: il famoso "né…né", con cui il movimento rivendicava l'appartenenza al genere femminile di tutte (ma proprio tutte) le donne, dalle spregiate puttane, alle santificate madonne…

Gabriella Bonacchi







> da leggere

-
"Italiane", raccolta di ritratti di donne italiane dall'800 a oggi, distribuita l'8 marzo a cura del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri (di prossima distribuzione gli ultimi due volumi).

- Articoli e lettere pubblicate da "L'Unità" e "Il Riformista"

Sinistra e libertà femminile
di Letizia Paolozzi

Nè puttane nè madonne nel "lato oscuro della luna"
di Gabriella Bonacchi