storie / corsivi
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racconti di persone, polemiche ad personam
28 marzo 2005
Aborto: sì, ripartiamo dal corpo
e dalla sessualità di donne e uomini
Cara Letizia,
sono contenta di potere spiegare il mio pensiero forse un po’ meglio di quanto non abbia potuto fare sul "Corriere"

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7 marzo 2005
Maschilismi all'italiana
Ben vengano i riflettori puntati sui tassi di maschilismo del giornalismo (e politica) italiano. Anche se. Ma prima i fatti.
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3 marzo 2005
Aborto: riparliamo di depenalizzazione
In un testo sul quale, nel 1989, avevo lavorato insieme a altre donne, insistevamo (ne avevamo già parlato negli anni Settanta) sulla possibile depenalizzazione dell’aborto. Una parte del femminismo è rimasta affezionata a questa idea

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8 febbraio 2005
Le donne, l'aborto, il dolore e la violenza
A proposito di qualche eccesso
nell'attuale dibattito sulla bioetica e altro
(pubblichiamo una lettera di Letizia Paolozzi al Foglio, le risposte di Anna Bravo e Claudio Risè e il saggio di Anna Bravo che è uno degli elementi della discussione)
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22 gennaio 2005
La sinistra (la politica) e le donne
Silenti, potenti, imbufalite, sdilinquite...
Sabato 15 gennaio uomini e donne all’assemblea della sinistra “alternativa”, alla Fiera di Roma. Qualcosa non va sin dalla “relazione” di Asor Rosa.
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21 luglio 2004
Antisemitismo, fanatismo e bugie
L’antisemitismo (soprattutto in Francia ma non soltanto) è una realtà. Il problema è come contrastarlo.
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22 giugno 2004
Ancora su "Italiane": signore del privato
o inadatte all'interesse pubblico?
Convocare le avevamo convocate tutte, Letizia Paolozzi ed io, per "discutere" la discussione intorno a "Italiane", più volte ospitata in questo sito: curatrici, autrici, critiche e sostenitrici dell'iniziativa.
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5 giugno 2004
Le "Italiane" fanno discutere
Un incontro a Roma il 10 giugno
Fa discutere l'iniziativa editoriale del ministero delle pari opportunità, che ha pubblicato e distribuito in edicola tre volumi di biografie di italiane. Su DeA intervengono Chiaromonte, Bonacchi, Paolozzi, Ruggieri, Leiss. E insieme alla Fondazione Basso si organizza un incontro pubblico per il 10 giugno
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9 maggio 2004
In famiglia
Mi sono trascinata, ecco sì questo è il verbo giusto, al funerale del vecchio signore. Cioé del nonno. Ci potevo scommettere, una bruciante certezza, che dietro al feretro non ci sarebbero stati la figlia e i nipoti.

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28 aprile 2004
Manifestiamo per gli ostaggi
Sono figli di mamma
Cortocircuiti linguistici, della politica e delle fazioni, intorno alla vicenda degli ostaggi italiani nelle mani delle “brigate verdi” irachene. Quasi nessuno resiste (il direttore di Repubblica compreso) alla tentazione del parallelo con il rapimento di Aldo Moro.
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28 marzo 2004
Ma che ci fa un servizio d'ordine
(del segretario) al corteo per la pace?
Se un uomo o una donna va al corteo della pace, immagino io che ci vada in pace. La pace essendo una trama sostenuta dalle relazioni tra uomini e donne. E bambini. E animali (cani, generalmente).

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10 marzo 2004
Ecco le Italiane
Una storia fatta di storie (non senza qualche polemica)

Un secolo di Italiane con qualche assenza
Un buon lavoro. Soldi (pubblici) ben spesi. A cominciare dal titolo: Italiane.
Di storia delle donne se n'è scritta molto. Non solo all'estero: in Francia, negli Stati Uniti. Anche in Italia. Ma non mancano le polemiche: ne scrivono Chiaromonte, Paolozzi, Bonacchi.

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9 marzo 2004
Otto marzo 2004: le donne straperdono o stravincono?
A me sembra che nelle tante celebrazioni, canoniche e non, di questo Otto marzo – intanto: auguri a tutte da DeA – ci siano molte contraddizioni. O meglio, delle doppie verità. Che però non si combinano. E anzi, non si incontrano nemmeno. Il Presidente della Repubblica si preoccupa
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24 febbraio 2004
Lettera al mio amico dagli occhi gialli
Carissimo Puck,
la mia mamma adottiva mi ha detto che, qualche giorno fa, hai preferito andare nei Campi Elisi, dove l’amore è perenne e dove il dolore e la sofferenza non hanno diritto di entrare.
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17 febbraio 2004
Una lacrima per il corpo di Pantani
Al "mare d'inverno" è dedicata la più bella canzone di Enrico Ruggeri, resa immortale dalla voce naturalmente disperata di Loredana Bertè
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15 gennaio 2004
Laragazza
del quaderno

La sede dei Cobas era gelida. Come al solito. Confesso però che il clima di smantellamento ha sempre attratto i militanti. Senza distinzione di sesso. Penso che la metafora sia appropriata alla condizione di chi fa politica non istituzionale. Una condizione da rivoluzionari veri. Magari iniziata per sfuggire alle perfidie dell’Ochrànka
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5 dicembre 2003
Tra nostalgia e modernità
L'insostenibilità di chiamarsi Mussolini
Ha deciso per la “Libertà di azione”, Alessandra Mussolini. Questo il nome dell’associazione che ha deciso di fondare

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23 novembre 2003
Il nome di Laura e la sua libertà
Ringrazio innanzi tutto la famiglia Ingrao per avermi chiesto di essere qui oggi.
Io, che sono di un’altra generazione rispetto a Laura e a tanti di voi , ho scelto di provare a fare un raffronto
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20 novembre 2003
Gita alle Cinqueterre
Dal racconto del Padre, di una precisione impressionante, anche se vi risuonano tremiti di commozione, ho compreso che escludeva qualsiasi traccia di inquietudine
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17 novembre 2003
Caro Guerri, ma che c'entrano feti
e "marroncini" con il voto agli immigrati?
Su “Il Giornale” di sabato 8 novembre Giordano Bruno Guerri scrive un commento sulla proposta Fini del voto agli immigrati
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25 settembre 2003
Le critiche di Gisele Halimi contro Badinter
e l'associazione "nè puttane nè sottomesse"
13 settembre alla Courneuve.
Il nome - Courneuve - é ricorrente nella cronaca nera dei quotidiani francesi
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3 agosto 2003
La tentazione del silenzio
sulla morte di Marie Trintignant
Marie Trintignant è morta. Un edema cerebrale provocato dalla lite con il suo compagno
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20 luglio 2003
Muscoli e cuore della senatrice
Rodham Clinton
I giornali di tutto il mondo hanno dato grande rilievo alla pubblicazione dell’autobiografia di Hillary Rodham Clinton
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9 giugno 2003
Don DeLillo e lo spettro del capitalismo
Un giorno d’aprile del 2000 Erick Packer, New York, 28 anni, esce di casa per andare dal barbiere. Non vi farà mai ritorno. Il suo è un viaggio lungo un giorno, ma anche lungo tutta una vita e un’epoca, l’ epoca del ‘tempo e del denaro’ come mi dice Don DeLillo, l’autore di "Cosmpolis",.
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11amaggio 2003
Pari opportunità, ma non per le "bugiarde"
Il testo approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta,
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13 aprile 2003
Caro Tronti, contro la forza imperiale Usa
vorrei una "potenza" senza "potere"
L’America in Iraq impiega brutalmente tutta la forza perché ha paura di una sua nuova debolezza.
Dibattito: interventi di Moretti, Caminiti, Paolozzi, Leiss, e riferimenti a articoli di Luisa Muraro, Luigi Pintor
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30 marzo 2003
Se solo fossimo umani
Siamo un’amabile, odiosa, affettuosa, rozza, tenera, vile, intelligente, caotica, virtuosa
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20 marzo 2003
Dialogo immaginario sulla nuova presidente Rai
A - “Vedo qui tra voi pochissime donne. Il 7% mi dicono. Chiedo come mai, e la risposta è che la vostra cultura è maschile, aggressiva, competitiva. Bene, ma se siete così energici, perché non investite la competitività nel dare più profitti all’azienda invece che discriminando le colleghe“ ? (così Giovanni Agnelli, all’ultima assemblea dei quadri Fiat, nel racconto di Gianni Riotta)“. Ecco. In un Paese che ha della politica istituzionale e delle cariche pubbliche una concezione molto virile, se non patriarcale, Lucia Annunziata presidente del Cda secondo me è una buona cosa
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> 29 settembre 2005


Ruini attacca i pacs, Ferrara l'aborto
Non fischio ma preferirei di no

Avrei preferito che quei simpatici ragazzi delle “farfalle rosse” non avessero tolto la parola a Ruini.
Ma avrei preferito ancora di più che Ruini non avesse sentito il bisogno di pronunciarsi così platealmente contro un’ipotesi di legge, fatta propria dal leader del centrosinistra, che si limita a sancire la volontà di cittadini di diverso sesso o dello stesso sesso di legarsi in un reciproco patto di convivenza, con certi diritti che possono essere riconosciuti dallo stato.
Certo era anche preferibile che Ruini non accettasse – o accettasse in forma più riservata – un riconoscimento che gli è venuto da un soggetto così esplicitamente schierato – per il centrodestra - come la Fondazione Liberal.
Anche il Papa si è detto preoccupato per la sopravvivenza del matrimonio come istituzione che prevede una dimensione pubblica per la costituzione di una famiglia. Ma pubblica non vuol dire necessariamente statale. Preferirei – come ci ha suggerito Jacques Derrida in una delle sue ultime interviste – che lo stato si ritirasse un po’ da questa faccenda del matrimonio. Ognuno si sposi con i riti e di fronte alle comunità che preferisce, segua il suo desiderio umano, culturale, religioso e simbolico. Lo stato si limiti a garantire per tutti i diritti (e i doveri) che dalla volontà di siglare un patto di convivenza possono ragionevolmente derivare.
Avrei anche preferito che Giuliano Ferrara non tornasse a paragonare l’aborto – in particolare quello procurato dalla pillola “del giorno dopo” – allo sterminio degli ebrei. L’ossessione del direttore del Foglio per i temi della procreazione ha ormai qualcosa di patologico. Penso sia una patologia assimilabile a una sorta di inversione della famosa “invidia del pene”. Certi maschi – forse molti maschi – sono terribilmente invidiosi della facoltà di generare che finora è propria delle donne. Non si rassegnano al fatto che qui c’è un territorio di fronte al quale sarebbe gentile fermarsi, o tutt’al più cercare di collaborare, per quel che si può e si sa. L’aborto è un omicidio? Direi piuttosto che per una donna che lo pratica su ciò che porta in grembo – fosse anche una microcellula – è un mezzo suicidio. Una cosa tragica e dolorosa, ma è una scelta sua. Punto e basta. Non è nemmeno vero che la cultura “laica e libertaria” aveva voluto l’aborto “legale e pubblicamente assistito”. Per lo meno non tutta. Una parte della cultura femminista si era espressa per la semplice depenalizzazione. La legge attuale è un compromesso che mantiene l’ambiguità di un intervento sociale che è anche una più o meno confessata volontà di controllo.
Se Ferrara e altri come lui sono così desiderosi di convincere le donne a procreare, si affidino all’amore e alla responsabilità di padri, se ne hanno, e lascino stare la legge (del padre). Lascino questo paternalismo ringhioso, anacronistico, impotente. Sì, le donne possono decidere se darci la vita o no, lo scelgono in genere quando non siamo ancora nati e nate, prima del concepimento, ma anche dopo. Ed è una cosa ben diversa dall’eliminare esseri umani già venuti al mondo, ebrei e non ebrei; assolutamente, radicalmente diversa dalla libertà di uccidere e sterminare che da sempre i maschi si arrogano in nome delle più alte motivazioni politiche e morali.
Infine, avrei anche preferito che Piero Fassino serbasse nel privato la sua fede cattolica, almeno fino alla fine di questa lunghissima e un po’ grottesca campagna elettorale. Così, per una questione di stile.

Bartleby




Noi donne, "risorse" tra giovani e immigrati
o edoniste ribelli e abortiste?

Questo testo è pubblicato anche su "Le nuove ragioni del socialismo"

Titolavano i giornali alla fine di luglio: negli ultimi scrutini punteggi più alti e un più alto numero di promozioni (il doppio) per le studentesse. Altri dati potremmo citare per avvalorare la tesi che, in questo Paese, la presenza femminile è consistente e diffusa. Sul mercato del lavoro. Nelle università, nella ricerca.
Moderne eroine? Macché. Restano inciampi, slittamenti, insoddisfazioni, logoramenti, stanchezze. Una sfera pubblica poco amica. La parità che ha mantenuto poche delle promesse fatte. Un “incontro mancato tra eguaglianza e differenza“ del quale parlano nel libro curato da Bianca Beccalli e Chiara Martucci “Con voci diverse“ (La Tartaruga edizioni, pagine 143, euro 13,20).
Tuttavia, in giro, cresce il numero delle donne forti, dignitose: mogli, madri (qualche mamma cattiva non fa testo), filosofe, magistrate, operaie. Persino femministe. Per la vulgata mediatica ora morte e sepolte, ora pronte a cacciarsi le dita negli occhi.
Dunque “madamina, il catalogo è questo“.
Il catalogo della libertà femminile. Ma di fronte a questo catalogo, finito o, perlomeno, logorato il patriarcato, le reazioni degli uomini sono davvero curiose. Raggruppiamole semplicisticamente.
Ci sono i consiglieri galanti: “Voi signore, avete maggiore concretezza e sensibilità. Dovreste comandare tuttavia meglio che non vi sporchiate le mani con il potere“.
I prodi cavalieri: “Promettiamo di tutelarvi, difendervi. Creature deboli e fragili, saremo il vostro sostegno“.
I figli del patriarcato: “Non lasciatevi travolgere dal desiderio, dal consumo, dall’incerta caccia alla felicità. Solo la sofferenza vi renderà donne vere“.
Nel primo gruppo collocherei un convegno organizzato dal “Cantiere per il bene comune“. Titolo accattivante: Questione morale Codice Zapatero. A discutere del premier con qualche fremito populista si sono ritrovate a discutere una quarantina di persone: puntute, moralmente agguerrite. Contestano le leggi ad personam che questo governo ha varato. Analizzano i comportamenti assunti dalle giunte regionali di centro-sinistra nella gestione cosa pubblica: duecentomila consulenze esterne decise dai politici locali degli aumenti “indiscriminati“ per consiglieri comunali e di circoscrizione.
Un’immagine sconfortante della quale si è accorto per tempo, con i suoi pezzi, Gian Antonio Stella del “Corriere della Sera“.
Nel convegno, gli autori delle comunicazioni e contributi si chiamano Achille, Aldo, Marco, Alberto, Cesare, Fausto, Paolo. Non una Maria. O una Teresa. Nessuna donna all’orizzonte. Con una interessante (e assai antica) carambola simbolica, il maschio pretende di dar voce all’universale. Parla quindi in nome di lei. E di lui.
Ne consegue che la questione morale deve essere questione squisitamente maschile. A meno che le donne non siano, geneticamente, archetipicamente (a partire dalla nostra antenata Eva), indifferenti all’argomento.
Quanto al richiamo al leader spagnolo, nel “Cantiere per il bene comune“ tralasciano il dato che Zapatero si è prodotto in un governo per metà femminile, con tanto di vicepremier donna.
Ma, direte voi, siamo in attesa di primarie. Siccome il gioco si fa duro, i duri dell’Unione hanno (da tempo) cominciato a giocare. Obbedendo a una verità inamovibile: i segretari di partito (i duri dell’Unione) hanno bisogno di “esserci“ (tranne gli ultragenerosi Diesse). Sennò che razza di segretari sono? E vorrà dire qualcosa che l’unica donna alle primarie è una “prestanome” al candidato “senza volto” dei Disobbedienti…
Sulle spalle del povero Romano Prodi, insieme agli altri pesi, si aggiunge anche questo: se alle prossime politiche del 2006 il centro-sinistra vincerà, quante donne chiamerà a far parte del governo e quali temi femminili dovrà indicare e come li sceglierà.
Allergico ai piagnistei, ostile al sensazionalismo, il candidato premier dell’Unione nel programma dedica il seguente cammeo alle elettrici: “La società e l’economia italiana sono in declino anche perché non valorizzano appieno le risorse umane – giovani, donne, immigrati – ambientali e territoriali di cui il paese è ricco“.
Parola chiave, la discriminazione da combattere. Care signore, noi dell’Unione veniamo in vostro soccorso, dopo i giovani, ma prima degli immigrati. D’altronde, aggiunge Prodi, che si illude di cavarsela per il rotto della cuffia, non spetta “solo“ a me darvi voce. Provvisoria conclusione, dettata da un minimo di cortesia sindacale: sono i partiti che devono segnalarmi non solo i tanti uomini potenti, ma anche i nomi sessuati al femminile che altrimenti io non conoscerò mai.
Dal momento però che i duri-segretari non conoscono le regole della vecchia cavalleria, il candidato-premier astutamente se la cava, lui che appartiene al gruppo dei prodi cavalieri (chiedo scusa per il gioco di parole), cercando di metterci una pezza: collocare nelle Commissioni per il programma un numero di femmine pari ai maschi. Non sarebbe cosa buona e giusta arruolare delle donne “last minute“ nel governo. Meglio che le “competenze“ femminili, se ci sono, battano subito un colpo.
In effetti, qualche donna, mandata dalle associazioni “linfa vitale della democrazia“ (Tocqueville) arriva un po’ sperduta alle Commissioni. Tuttavia, la gran parte viene proposta in nome della rappresentanza dalle organizzazioni politiche.
Terreno meno scivoloso, per Prodi, si è rivelato quello dei Pacs. Le unioni di fatto e la garanzia di diritti fondamentali (Fini parlerà di “diritti individuali“ da difendere) entrano a vele spiegate nel programma. Apriti cielo. L’Osservatore Romano attacca. Il clero contesta. Rutelli non rinuncia a smarcarsi con una proposta minimalista a tutti i costi: quella del contratto privato che in Italia esiste già. E che non risolverebbe i problemi in campo.
A nulla serve obiettare che i nuovi patti di convivenza riguardano le coppie – uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo – che insieme decidono di costruire sperimentazioni dell’amore e della vita attraverso sicurezza, affetto, sostegno materiale, scambio, amicizia.
Infine, dopo i consiglieri galanti e i prodi cavalieri, abbiamo i figli del patriarcato. Non dipende unicamente da loro il ruolo che si sono assunti. La rinascita religiosa e il “contrattacco“ maschile intervengono nella nostra “detestabile età“, come scriveva Cervantes, di fronte a una crisi profonda determinata proprio dalla globalizzazione sregolata, dalla corsa delle biotecnologie, dalle pretese dell’ “io minimo“.
Accade dunque che Giuliano Ferrara polemizzi con la pillola Ru486. “Ci rivediamo quando si sarà capito che la donna tedesca madre di quattro figli amorevolmente allevati, che ne aveva fatti e seppelliti altri nove, in buche con fiorellini nel giardino di casa sua, non è un’assassina seria ma una rigorosa abortista del nono mese. Differenza quantitativa, non qualitativa“.
Trascinato dalla sua logomachia culturale, il direttore del Foglio compare qui in veste leninista con una versione aggiornata e necrofila della “teoria del bicchier d’acqua“. Lenin aveva in mente di contrastare “il soddisfacimento dell’impulso amoroso“. Qui invece colpevoli, folli o assassine sono le donne che non abortiscono (e non partoriscono?) con dolore.

Letizia Paolozzi




Ma quanti aborti sono procurati
da uomini indifferenti alla paternità?


Questo articolo è stato pubblicato anche dal "Foglio"

1.Pragmatico, determinato, inesorabilmente politico. Così il cardinale Ruini è apparso in apertura del tg1 la settimana scorsa. per indicare desideri e giudizi della Chiesa italiana a proposito di Pacs e convivenze, oltre che sulle intercettazioni telefoniche. Una novità assoluta. Non era mai accaduto che un presidente della Cei intervenisse in modo netto e pubblico nel dibattito politico in corso. Non solo senza intermediari, ma anche presentando la Chiesa come uno dei soggetti in gioco. In realtà con la convinzione, sottintesa, di essere l’unico che deve essere ascoltato. L’allarme per le intromissioni indebite, per le ingerenze inaccettabili, insomma la reazione di molti laici, purtroppo ricalca vecchi schemi e rischia di non cogliere la portata di un cambiamento dirompente, che ha avuto l’effetto di uno shock. Non solo tra i politici. Come si è visto nei fischi di Siena, altro inedito, come ha rilevato lo stesso Cardinale. Facile prevedere che se ne vedranno ancora, di novità del genere, se la Cei continuerà a fare politica in prima persona. Difficile però comprendere le ragioni di questa scelta. Sarà forse il naturale dispiegamento del cattolicesimo come religione civile che bada alla città terrena e lascia sullo sfondo la città di Dio, che forse la mia ottusa mente di credente poco praticante e poco obbediente non capisce, ma in che modo emettere un giudizio di incostituzionalità sull’eventuale legge di uno Stato ha a che fare con la missione del Cardinale? Comunque, celeste o terreno che sia l’orizzonte di riferimento, non è detto che il nuovo soggetto politico Cei-Chiesa abbia vita facile. La politica è un ring dove ognuno combatte per conservare il proprio angolo. Per ora la politica ha reagito secondo vecchi schemi –ognuno agita la bandiera di veri difensori della fede- ma se la Cei agisce in prima persona certe fedeltà potrebbero risultare superflue. Si potrebbe prospettare un risultato imprevisto, un’inedita libertà dei partiti. Effetto probabile nel centro-sinistra, vedi Margherita, ma possibile anche nel centro-destra.
2. Il matrimonio. È un sacramento, un legame tra uomo e donna in cui vive la presenza di Dio, per chi crede. Perché dovrebbe essere minacciato dalla regolazione pubblica delle diverse forme di convivenza che le persone scelgono per stabilire relazioni tra loro? Chissà se si potrà discutere senza sottostare a ricatti impliciti, a giudizi precostituiti, a condanne più o meno mascherate. Per cui se accetti di esaminare le convivenze tra omosessuali, e se perfino ti impegni a cercare una soluzione, sei già condannato. Facendo valere, nel contesto politico, il dispositivo della condanna preventiva, sulla base di un’autorità non di questo mondo. Imprudente, si dice di Romano Prodi, avrebbe dovuto aspettare. Lo pensano forse anche quei vescovi, quei parroci consapevoli che esistono situazioni da sanare, problemi da risolvere. Che aderiscono compatti ai proclami di Ruini, ma forse aspettano una legge che dia stabilità alla vita terrena di molti fedeli.
3. “Mettere le donne in grado di essere anche libere di non abortire”, scrive Giuliano Ferrara, contro la facile e individualistica Ru486. Il primo intervento, l’unico che potrebbe dare un senso non misogino a questa posizione, sarebbe sugli uomini che non ne vogliono sapere della paternità. Questa sì che sarebbe una bella guerra culturale, inedita e non conformista. Invitare gli uomini a pensare a tutti i figli che non hanno voluto, che hanno contribuito a non far nascere. Farne parola, riflessione pubblica. Sarebbe un modo per mettersi in gioco, non svolgere solo il lavoro del giudice. La sociologia casalinga mi fa attribuire al rifiuto di un uomo almeno la metà degli aborti praticati. Ma naturalmente esistono aborti per scelta femminile, a volte anche in contrasto con i partner. È che non c’è solo la differenza del corpo, tra donne e uomini, quella che fa sì che il concepimento sia per gli uomini una performance sessuale non distinguibile dalle altre. C’è tuttora una differenza di potere, perlomeno negli usi del discorso. Un’asimettria persistente che permette all’uomo di rimanere sullo sfondo della scena, di scivolare via indenne e -lui sì- senza dolore.

Bia Sarasini





> da leggere

Articolo di Giuliano Ferrara sul Foglio dilunedì 26 settembre 2005: "Perchè dico no al tragico casalingo della pillola che provoca l'aborto"

> altri interventi

Noi donne, deboli, edoniste abortiste...
di Letizia Paolozzi

Se l'aborto deriva da un padre assente
di Bia Sarasini